Il Turkmenistan è un Paese che si prende sul serio fino all’estremo. Ed è proprio la tensione continua verso il controllo, l’ordine e la rappresentazione a renderlo uno dei luoghi più enigmatici da attraversare oggi. Non è facile arrivarci: visti complessi, itinerari rigidamente regolati, accessi limitati. Tutto contribuisce a mantenerlo ai margini del turismo globale. E forse è proprio questo a renderlo così magnetico. Curiosi di scoprirlo insieme?
Ashgabat, capitale del controllo.
Ci sono città che stupiscono. E poi c’è Ashgabat. La capitale del Turkmenistan detiene un primato che sembra quasi una provocazione: è la città con la più alta concentrazione di edifici rivestiti in marmo bianco di Carrara al mondo. Ma è di notte che tutto prende una piega ancora più irreale. Interi viali si illuminano con giochi di luce perfettamente sincronizzati, palazzo dopo palazzo, come se qualcuno avesse impostato la città su un ritmo preciso, a metronomo. E proprio quando si pensa di aver visto abbastanza, compare una ruota panoramica coperta — la più grande del suo genere — piazzata nel deserto con la naturalezza di un arredo urbano qualsiasi.

Il deserto e il fuoco che non si spegne.
Lasciata Ashgabat, il paesaggio cambia rapidamente. Il deserto del Karakum si estende come una distesa senza tempo, fino a quando, quasi all’improvviso, si apre il cratere di Darvaza. Lo chiamano la “Porta dell’Inferno”: un’enorme cavità infuocata che arde senza sosta da decenni. Qui si dorme in yurta, a pochi metri dalle fiamme, in un silenzio interrotto solo dal crepitio del gas che brucia.

Riti antichi e simboli viventi
Il viaggio prosegue tra tradizione e identità. Durante il Nowruz, il Capodanno persiano, le famiglie si riuniscono e il paesaggio umano si anima di gesti antichi e celebrazioni condivise. Tra i protagonisti ci sono gli Akhal-Teke, cavalli dal manto dorato e lucente, simbolo nazionale e presenza quasi mitologica.



Più avanti, nella Sumbur Valley, le tombe contrassegnate da corna d’ariete raccontano un rapporto con la memoria che sfugge ai codici occidentali. E poi il canyon di Yangykala, con le sue pareti stratificate dai colori impossibili, come se fossero state dipinte a mano…

Oltre le rotte conosciute
È nella parte finale che il viaggio si allontana definitivamente da qualsiasi idea convenzionale di itinerario italiano. La Riserva di Stato dell’Amu Darya introduce a un mondo fatto di foreste fluviali e fauna selvatica, mentre la Biosfera di Repetek riporta tutto all’essenziale: una notte in tenda, nel silenzio assoluto del deserto. Qui, le luci di Ashgabat sembrano appartenere a un altro pianeta.
L’ordine come ossessione quotidiana
C’è un dettaglio, apparentemente marginale, che però racconta molto più di qualsiasi monumento: le auto che si fermano per essere lavate prima di entrare in città. Ad Ashgabat tutto deve essere impeccabile, sempre. È una regola non scritta ma visibile, che anticipa perfettamente ciò che si sta per incontrare.

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Il Gruppo Overland 2027 in breve:
- Data: 17-30 Marzo 2027 (14 giorni), in concomitanza con il Nowruz.
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