La conquista della vetta: Giulia sull’Aconcagua

Giulia Cerro Aconcagua

Vi racconto la giornata della vetta, indelebile, che non dimenticherò mai!

Sveglia ore 03:00 per partire dal campo 3, il Colera (6000m.), e raggiungere la vetta. Erano tre giorni che eravamo bloccati al campo 3 a causa di una tempesta di neve e a quanto diceva il meteo, pervenutoci da comunicazioni col campo base, quel giorno sarebbe stata la nostra unica possibilità di raggiungere la vetta.

Giulia ha partecipato al viaggio Argentina: Salita al Cerro Aconcagua

Dopo esserci vestiti e una colazione rapida, io e mio papà siamo usciti dalla tenda per raggiungere il gruppo. In totale eravamo 9: due francesi, due americani, uno spagnolo, due guide argentine, mio padre ed io. Siamo partiti verso le 03:30 con zaino, ramponi e pila frontale. Ricordo che era buio pesto e che l’unica cosa che vedevo erano le gambe dello spagnolo che camminava davanti a me. Faceva molto freddo, -40° C e per non congelare stringevo con forza le racchetta e muovevo continuamente le dita dei piedi dentro gli scarponi. Non so quanto abbiamo camminato, non me ne sono resa conto, ero concentrata sul respiro e sulla cadenzatura del passo. C’era una canzone di Patty Pravo che mi ronzava nella testa. Continuavo a canticchiare il solito ritornello e di tanto in tanto mi giravo per vedere come andava mio padre che camminava dietro di me.

Poco dopo la partenza lo spagnolo davanti a me si é sentito male, ha avuto un problema intestinale ed é stato riaccompagnato al campo. La salita é continuata anche se mio papá mi sembrava affaticato e stava iniziando a diminuire il ritmo. Ci siamo poi fermati ad un bivacco demolito, il rifugio independencia a 6400 m. Ci siamo seduti sulla neve e abbiamo visto il sole sorgere. Finalmente un po’ di calore ha riscaldato i nostri corpi freddi dandoci più forza e determinazione. Purtroppo mio papà, i due francesi e un americano sono rientrati perché troppo stanchi e infreddoliti. Ricordo con piacere che prima di partire mio papà mi ha dato la sua giacca verde, molto più imbottita e calda della mia. Ci siamo commossi e dopo un abbraccio io, l’americano e una guida abbiamo continuato la salita.

Eravamo a circa 1/3 del percorso e dopo aver camminato svariate ore in cordata siamo finalmente arrivati alla base della Canaleta. Eravamo molto stanchi e il mal di testa cominciava a farsi sentire, ma la vetta era a soli 300 m! Purtroppo Kelly non se la sentiva di arrivare fino in cima e ha deciso di tornare al campo base con un’altra cordata che aveva rinunciato. L’idea di tirarmi indietro non mi é proprio passata per la testa, ormai mancava così poco che non potevo mollare, dovevo continuare. Non avrei mai più avuto l’occasione di arrivare in cima, dovevo raggiungere la vetta, ormai era una guerra contro me stessa! Era mezzogiorno quando siamo ripartiti per montare la Canaleta.

Effettivamente la salita é stata faticosissima. L’unico modo per procedere era pormi dei piccoli obiettivi ad esempio: “devo arrivare a quella roccia là e poi potrò fermarmi e riposare”. Ogni passo era faticossimo, ma desideravo talmente tanto arrivare in cima che neache il mal di testa e la nausea mi avrebbero fermata. Vito, la guida, mi ha aiutata tantissimo: stava attento ad ogni mio passo e non ha mai smesso di motivarmi!

Dopo quasi tre ore siamo finalmente arrivati in cima. Ricordo benissimo com’era posizionato il mio corpo prima di svoltare e vedere con grande stupore la vetta. L’emozione é stata grandissima!! Ero in cima al mondo!! Ero intontita e quasi non ci credevo! Ho raggiunto la cima alle 14:50 del 28/01/2014 ed ancora adesso quando sono triste e non mi sento all’altezza delle situazioni penso a quel giorno e sorrido sentendomi capace di raggiungere qualsiasi obiettivo. Sono riuscita a parlare con mio papà utilizzando il telefono satellitare della guida e comunicargli la bella notizia.

Dopo qualche foto e congratulazione abbiamo iniziato la discesa perché era tardi. Anche quest’ultima é stata molto dura e ci sono stati momenti difficili, ma dopo 4 ore circa siamo arrivati al campo 3. Ero distrutta e non capivo niente, ricordo che la guida Vito mi ha tolto le scarpe e dopo aver abbracciato mio papà sono andata subito a dormire. Quest’esperienza è indimenticabile e le emozioni vissute rimarranno un ricordo indelebile.

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