Bell’esperienza, ma solo con la giusta preparazione

La Salita al Cerro Aconcagua è un’esperienza molto bella e soddisfacente. Non per tutti, ma con la giusta preparazione fisica e mentale comunque fattibile, meteo permettendo.

Giorgio ha partecipato al viaggio Argentina: Salita al Cerro Aconcagua

Il gruppo era composto da 11 persone (8 uomini e 3 donne), di varia provenienza (Usa, Australia, Francia, Spagna, India, Olanda). Tutta gente molto gradevole e gentile, con vari livelli di preparazione fisica, dall’alpinista esperto a gente più “normale” come me. Tutti comunque con esperienze almeno a 5000 metri. Nella prima parte del viaggio, in pratica fino al penultimo giorno, abbiamo avuto la fortuna di avere tempo bello, caldo e con poco vento. Il cielo era meraviglioso sia di giorno che di notte. L’avvicinamento al campo base prevede un’escursione molto bella e panoramica a Plaza Francia e un giorno più noiosetto di trasferimento nella valle di Horcones.

Il campo base è molto confortevole e sono rimasto piacevolmente sorpreso dalla qualità del servizio: il cibo era sempre abbondante e buono e le tende dormitorio molto comode con i letti a castello. Anche i bagni sono decisamente più confortevoli rispetto alle Vie del Kilimangiaro! Incluso nel servizio anche due ore di wifi al giorno e doccia calda. I giorni al campo base per acclimatarsi non sono per nulla impegnativi, a parte forse l’escursione al Bonete che è un primo test fisico di difficoltà moderata. E’ sorprendente come il clima secco e l’altitudine provochino costante disidratazione, tanto da costringermi a bere almeno 5 litri d’acqua al giorno! A causa della siccità che durava da diversi mesi, non c’era neve da sciogliere al campo 1, e abbiamo dovuto trasportare 5 kg extra di acqua a testa. Fortunatamente nei trasferimenti al campo 1 e al campo 2 si trattava di tappe relativamente brevi (intorno alle 3 ore).

Il campo 2 è un posto veramente particolare e affascinante, ritratto in alcune mie foto. Il giorno di trasferimento al campo 3 siamo stati sorpresi da una bufera di neve (le previsioni davano vento in aumento ma cielo sereno), ci siamo dovuti riparare nel “refugio berlin” per un paio d’ore, prima di battere in ritirata al campo 2 in quanto era impossibile montare il campo 3. In realtà anche il campo 2 era colpito dalla bufera, quindi l’unica possibilità era dormire in una specie di tenda magazzino. A quel punto il gruppo si era ridotto a sei persone, molti si sono ritirati immediatamente dopo la bufera.

Le previsioni del tempo non promettevano nulla di buono per i giorni seguenti… La guida ci ha informato che c’era solo una “mezza finestra” la notte tra il 6 e il 7 gennaio, mentre al mattino era previsto vento in forte aumento. Ha proposto, per chi se la sentisse, di partire la notte direttamente dal campo 2 e sperare che al mattino il vento non aumentasse troppo, in caso contrario saremmo dovuti battere in ritirata. Abbiamo accettato in tre. Siamo partiti alle 3 del mattino con una temperatura gelida (non so quantificare ma faceva veramente freddo, la bufera di neve avrà fatto crollare le temperature di almeno 15 gradi). Eravamo rimasti con una sola guida, le altre avevano accompagnato i ritirati nei giorni precedenti, quindi dovevamo farcela tutti e tre per poter arrivare in cima. Fino a 6400 metri è andata abbastanza bene, con ritmo regolare, da lì in avanti per me è stata una vera agonia. Il clima secco ci ha permesso di salire senza ramponi nonostante la nevicata del giorno prima. Siamo stati fortunati che il vento sia aumentato meno delle previsioni, e il sole ha reso la temperatura un po’ meno rigida. La famigerata Canaleta sarebbe semplicissima da percorrere al livello del mare, ma a 6600 ogni passo è una fatica enorme.

Dopo 11 ore di salita abbiamo raggiunto la vetta. Al momento ero troppo stanco e stavo troppo male per esultare, è una conquista che ti godi progressivamente nel tempo.
Appena arrivati in vetta ha iniziato a nevicare, fortunatamente con visibilità abbastanza buona, ma comunque rallentando molto la discesa che è durata 5 ore, portando la giornata a 16 ore complessive di cammino. Decisamente il giorno più faticoso della mia vita!

E’ stata un’esperienza molto bella e soddisfacente, nei giorni finali molto difficile sia dal punto fisico che mentale. Non per tutti, ma con la giusta preparazione fisica e mentale comunque fattibile, meteo permettendo.

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